domenica 29 novembre 2015

Sun - day



Il fatto di immaginare l'odio, un po,' lo provoca anche


 "Per una donna come me, che ha avuto la fortuna di vivere anni interessanti, l'amore è stato un'esperienza particolare. Non avevo modelli. Non mi ero consegnata alle aspirazioni delle zie e della mamma. Non volevo essere come loro. Con Karol siamo stati assieme a lungo. Io a Roma e lui a Parigi. Poi ci siamo riuniti. Quando ha perso la vista mi sono trasferita definitivamente a Parigi. Siamo diventati come due vecchi coniugi con il loro alfabeto privato "
Per un puro caso questa mattina mi è capitata sotto gli occhi, grazie a FB, un' intervista di Rossana Rossanda sui fatti di Parigi.
Era da molto tempo che non pensavo a lei.
Che non pronunciavo, anche solo mentalmente, il suo nome.
Era da parecchio che non muovevo il mio corpo sotto la spinta di quelle 15 parole.
Che poi in realtà il suo nome
R O S S A N A R O S S A N D A
è una di quelle parole che ripetevo in me e il sol fatto di esserne edotta mi aveva donato una sorta di stato di diritto ontologico di Lei nei miei confronti.
No ho mail letto per intero i suoi libri
Certi articoli li trovavo anche noiosi. A volte.
Ma lei c'era.
 Antonio Gnoli l'ha intervistata su Repubblica (L'intervista a Rossana Rossanda su Repubblica) e ad un certo punto scrive "La guardo con la tenerezza con cui si amano le cose fragili che si perdono."...ecco per un attimo mi sono sentita così.
Anche se secondo me lei sarebbe abbastanza inorridita di fronte ad una frase del genere!
Ma mi sono sentita esattamente una con lo sguardo tenero perché il ricordo di Rossana Rossanda è legato anche alla tenerezza di certe cose perdute, per me, di me.
Le cose perdute. Alcune. Perdute solo fisicamente. Nel corpo. In un impossibilità di muovermi verso e di pronunciare certe parole in determinate situazioni di un tempo passato.
Situazioni di quelle donne amiche con cui bastava tirare dentro il suo nome e ci si capiva. Fin troppo!
Di quei pomeriggi passati con le "architette" a parlare di femminismo, di donne di progetti in una Roma mia, dove la dimensione del divenire si mischiava ai sogni, alle possibilità e si radicava forte in me una possibilità per imparare ad essere la donna di cui sarei voluta esser fiera quando avrei perduto le coordinate di comfort.
Perché sapevo che sarebbe accaduto.
Perché io im - maginavo ogni giorno la mia esistenza.
Molte ragazze, oggi, probabilmente non sanno neanche chi sia Rossana Rossanda e questo non sarebbe poi gravissimo, non foss' altro per il fatto che oggi per tante ragazze, per tante donne non c'è scampo.
Vivono in una prigione ontologica che le induce, con il classico meccanismo subliminale del buon funzionamento sociale, ad essere in molti finti modi, modalità e/o modelli che, però, confluiscono in un grande modello unico.
Pret a porter.
Un modello che ci vuole obbedienti.
Ecco è qui che penso che il solo pronunciare questo nome mi abbia salvata sul serio.
Rossana Rossanda è una che ha fatto la resistenza.
A me basta davvero poco per essermi simpatico se so che hai fatto la resistenza.... ma.... se penso a lei ed a quegli anni, nel nostro immaginario collettivo zampilleranno furiosamente tantissimi nomi, immagini e azioni di grandi uomini.
Si! perché anche nel male profondo, nella mistificazione dei pensieri filosofici più complessi, essi sono rimasti GRANDI, hanno occupato uno spazio nel racconto dei fatti grande.Un volume esistenziale, sociologico. Una misura delle cose....un termine di paragone.

E così io corro da lei!

Che invece è di quella grandezza che crea dialogo, di quella grandezza diacronica, che attraversa il tempo accendendo costantemente gli animi.
Rossana Rossanda mi ha insegnato che unicamente per il fatto che lei ci fosse le mie idee non erano sbagliate.
Oggi, in un momento in cui quelle amiche non ci sono più, in un momento in cui io faccio fatica a restare sempre dritta e fiera nelle scelte, lei mi insegna nuovamente tutto.
Mi insegna ad accogliere.
i miei pensieri.
Certe cose fanno dei giri assurdi.
Un amico prezioso non poco tempo fa mi diceva "se integro funziono meglio" Ecco....lei anche di fronte a questo sarebbe (un po') inorridita perché quell'idea di macchina è molto lontana da noi donne che in realtà viviamo non funzioniamo, ma! è così....lentamente sto imparando a mettere insieme tutto.
Rossana Rossanda aveva grandi amici uomini, tra i più grandi di una certa generazione.
Rossana Rossanda cenava a Roma con Sartre e Simone D.B.
Io avrei pagato oro per trascorrere mezz'ora con Simone, farmi abbracciar e sentirmi dire che ero ok.
Ecco...è che io certe volte quella forza di non farmi fagocitare da quei modelli non l'ho avuta, me li appiccicavo addosso per paura...ma poi tutto s'incastra. Lo sapevo!
la vera identità uno la sceglie
E mi basta impastare la bocca di queste parole che la magia sorge.
Impastare la bocca come una vecchia massaia....no in realtà la vera rivoluzione è stata pensare al verbo impastare e legarlo ad un altra immagine.
Diversa
Completamente
Impastare provoca in me "altro". Da sempre.
Impasto e carcassa.
ed oggi con quest' altro mi sento così in sintonia, quasi da dire "sono felice". Sottovoce.
E di questa felicità vorrei si cibassero tutte le donne del mondo.
Oggi le donne che frequento, capita che abbiano vissuti molto differenti dai miei o da quelli di quelle amiche d'un tempo.
A volte incrocio racconti di donne chiuse in questo meccanismo del matrimonio - figli - non lavoro o poi lo farò.
C'era un tempo in cui io ignoravo tutto questo perché l'emancipazione mi appariva l'unica via.
C'era un tempo in cui come una furia buia mi scagliavo contro i capi reclinati e le disparità.
C'è un tempo, oggi, in cui devo trasformare la furia.
Un tempo questo mio in cui devo riabilitare me stessa agli occhi del MIO mondo, e se ci riesco è anche grazie a questa GRANDE donna.
Il 29 Novembre di una Domenica qualunque ascolto queste parole
mettere in ballo la propria vita non e una cosa semplice, la decisione di morire non appartiene alla nostra civiltà, ma appartiene disperatamente a questi ragazzi; la religione e diventata un punto di riferimento come non era nel '900. Questo richiamo delle religioni è una novità
e in automatico le mie mani pigiano sulla tastiera con il desiderio di gridare quella parola 
R O S S A N A R O S S A N D A
ed in questi gesti c'è il viaggio
c'è la conoscenza
ci sono nuove parole, nuovi alfabeti
nuove koinè
c'è il mio corpo
E solamente quando sento di aver raggiungo una fusione contrappuntistica smetto di funzionare e vivo.
Un pezzo alla volta,
Fino al centro.
"Cosa vuole che siano le radici. Non ci penso. La vera identità uno la sceglie, il resto è caso. Non vado più a Pola da una quantità di anni che non riesco neppure a contarli. Ricordo il mare istriano. Alcuni isolotti con i narcisi e i conigli selvaggi. Mi manca quel mare: nuotare e perdermi nel sole del Mediterraneo.
Ma non è nostalgia. Nessuna nostalgia è così forte da non poter essere sostituita dalla memoria. Ogni tanto mi capita di guardare qualche foto di quel mondo. Di mio padre e di mia madre. E penso di essere nonostante tutto una parte di loro come loro sono una parte di me"

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